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domenica 3 aprile 2011

Quando l’anima si rivela, di Maria Cristina Caccia


La psiche parla attraverso il corpo

L’anima (psiche) si rivela attraverso le forme (morfo) e racconta qualcosa di noi. Il viso, in particolare, è un vero e proprio “libro aperto” sulla personalità di un individuo. In ogni epoca si è pensato che esistessero esatte corrispondenze tra la morfologia facciale e i tratti del carattere, ma soltanto grazie al dott. Louis Corman, nel 1937, dopo quasi 50 anni di studio dedicato alla materia, si sono scoperte le regole rigorose che governano tali legami, destinate a divenire le basi di una vera e propria scienza, denominata morfopsicologia[1]. Secondo il medico e psichiatra francese, i principi cardine che sottendono alle leggi della vita sono essenzialmente tre: mobilità, crescita e progressione. Tutto cambia, anche il nostro viso.

Ogni forma in movimento è il risultato di una spinta vitale che, proveniente dalle profondità, si scontra con l’ambiente esterno, adattandosi oppure ribellandosi. In questo gioco di forze, la materia si plasma. L’osservazione del volto si effettua sostanzialmente sulla base della fondamentale legge di dilatazione-ritrazione, analizzando il quadrato del volto (“grande viso”), i suoi recettori sensoriali (“piccolo viso”), il suo modellato, che ne definisce i contorni e la sua mimica espressiva. Lo studio valuta il rapporto tra il grande e il piccolo viso, laddove il primo rappresenta le riserve di vitalità proprie dell’organismo, la dimensione ancestrale (parte inconscia), mentre il secondo indica il modo in cui il soggetto reagisce agli stimoli che riceve, scambiando la propria energia nel manifestare il suo Io più intimo (parte conscia).

La personalità dei
  “Dilatati” è di segno positivo: apertura agli altri, facile adattamento, inteso come inserimento nel proprio ambiente d’origine, da cui difficilmente si allontanerebbero, così come non lascerebbero mai il gruppo sociale cui appartengono. Si adattano ai costumi del tempo e seguono la moda del giorno, passivamente, senza manifestare un gusto molto personale nelle scelte. Solitamente, preferiscono i colori al bianco e al nero, prediligendo il blu, il verde o il rosa; si comportano con familiarità e gesticolano molto, parlando. Non trattengono bene le emozioni, che dirompono, gioia e tristezza, collera o angoscia. Amano conversare, sono golosi e con un forte “istinto di nutrizione”.

I “Ritratti” sono agli antipodi dei Dilatati. Il viso è allungato, il modellato è irregolare, per l’alternanza di vuoti e pieni e per l’asimmetria, che, solitamente, caratterizza tali tipologie. I recettori sono stretti, e, spesso, si infossano (recettori “riparati”). L’espressione è contratta e tesa. Hanno una scarsa capacità di adattamento e prediligono “scegliere” l’ambiente in cui vivere ed esprimersi, incontrando difficoltà al di fuori di questo. Non è sempre facile capire cosa pensano, mentre, nei Dilatati, è molto più semplice interpretare l’emozione del momento. Vivono una dimensione tutta personale, con un forte dominio su di sé. In natura, non esistono forme pure di Dilatati e Ritratti, ma, piuttosto, forme “miste”: quadri dilatati, spesso, presentano recettori infossati o piccoli, così come modellati bozzuti e poco tonici, possono ospitare recettori grandi e ben definiti. Louis Corman ha scomposto, inoltre, il viso in tre piani orizzontali: superiore o cerebrale, all’altezza degli occhi, che fungono da collettore tra il sistema nervoso centrale e l’esterno; medio o affettivo, cui corrisponde il naso, con narici più o meno “vibranti”; inferiore o istintivo, che comprende la bocca, dalle dimensioni più o meno allargate o carnose.

La parte più espansa è quella predominante nell’individuo, rispetto alle altre: un piano cerebrale di maggiore estensione rispetto agli altri, significa che nel soggetto prevale la razionalità e, nella maggior parte dei casi, l’intuizione rispetto alla spontaneità e alla tendenza ad agire d’istinto, qualora il piano predominante fosse quello inferiore. Il corpo, anche secondo questa teoria, è posto al centro della conoscenza dell’uomo, quale punto d’osservazione privilegiato per cogliere la nostra storia individuale. Il profilo di un individuo si carica di significato e diventa, così, possibile “programmare” reazioni e risposte adeguate all’interlocutore con cui si interagisce quotidianamente. Tonicità o atonia, carni ondulate o zigomi sporgenti, disegnano contorni eloquenti.

Tutto si muove e tutto si trasforma ma non muore, come in una sorta di terrena eternità. L’essere vibra e lascia traccia di sé. E noi, guardandoci allo specchio, un giorno, potremmo vedere riflessa un’immagine che non ci assomiglia più, ma, se guardiamo, in fondo, dentro di noi, forse anche laggiù qualcosa è cambiato.

Maria Cristina



[1] (cfr. “Viso e carattere-Iniziazione alla morfopsicologia”, 2°ed.2003, di Louis Corman, ed.Mediterranee, Roma).

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